domenica, 29 giugno 2008

CHIUDE IL FESTIVALBAR? (da Libero News)

Logo FestivalbarAlla fine il Festivalbar non si farà. Ad annunciare la cancellazione della famosa kermesse lanciata da Vittorio Salvetti, è stato lo stesso direttore di Italia Uno, Luca Tiraboschi, che ha motivato la scelta parlando chiaramente di problemi organizzativi ed economici. Brutta battuta d'arresto, dunque, per la manifestazione musicale che, nata come gara di juke-box nel 1964, dal 1983 grazie a Mediaset accompagnava le estati degli italiani anche a casa. Già qualche mese fa lo stesso Tiraboschi aveva dichiarato che il Festivalbar avrebbe dovuto essere ripensato: «deve diventare più evento che manifestazione di piazza estiva. Con la storia che ha resta una risorsa Mediaset. Che diventi il Sanremo di fine estate». Oggi la notizia che la possibilità di veder nascere il nuovo Festivalbar per quest'anno è sfumata. Ma, ci tiene a precisare Tiraboschi, nessuna lite con Andrea Salvetti, il quale, ha già commentato la vicenda parlando di «persone che hanno remato contro», evitando però di fare nomi per scongiurare qualsiasi polemica. Tutto rimandato all'anno prossimo. E chissà che una nuova occasione, a risarcimento di quella mancata quest'anno, non venga data nuovamente a Teo Mammuccari e Lucilla Agosti.

Una cosa così non s'era mai vista in tante edizioni del Festivalbar: due date, quella dell'11 giugno e la prossima del 2 luglio, sono già saltate. Non solo. E' a rischioanche quella, l'ultima, del 5 settembre a Verona. Motivo? Manca il quattrino. E sì che erano stati ingaggiati, nel ruolo di conduttori, la stellina emergente Lucilla Agosti, "laureatasi" a Sanremo, e Teo Mammucari. Andrea Salvetti, figlio di Vittorio, lo storico organizzatore della manifestazione, dice che son tutte malignità, ma le voci che girano parlano di difficoltà economiche a coprire i costi dei live nelle piazze. Altri ancora, riferisce il Corriere della Sera, sostengono che Mediaset abbia chiuso i cordoni della borsa all'improvviso. Per gli addetti ai lavori non è una sorpresa: «La quasi scomparsa del Festivabar ce l'aspettavamo un po' tutti, noi dell'ambiente - dicono al Corriere Povia e Baccini -. Viene data la colpa alla musica e al fatto che non abbia fatto audience soprattutto in tv. La musica viene tagliata, usata per parlarci sopra, non più criticata ma umiliata, consumata in modo troppo scontato, scaricata illegalmente. Facciamo una legge per creare degli spazi intelligentinelle tv, nei live, abbattere i costi dei cd».

Il problema è strutturale. In Italia mancano spazi decenti per la musica dal vivo. Palazzetti dello sport e stadi hanno una pessima acustica e comportano disagi di vario tipo (per capienza di posti i primi o perché inaccessibili durante la stagione calcistica i secondi). Non solo. Ci si mettono pure gli agguerritissimi comitati di cittadini anti-decibel (l'ultimo caso a Milano, dopo il concerto di
Springsteen, reo di aver concesso dei bis fuori programma per una ventina di minuti) a protestare e presentare ricorsi, inducendo Vasco e Ligabue a minacciare: «Mai più a Milano». E' possibile che il diritto di 48 cittadini "infastiditi dal rumore", che in una sera d'estate non tollerano un po' di musica finita peraltro prima della mezzanotte, possano mettere in scacco 60mila persone che hanno a loro volta il diritto di andare a un concerto?Insomma, tra i prezzi dei cd e dei concerti stessi esorbitanti (vogliamo parlare dei diritti di prevendita e dei ricarichi aggiuntivi per chi acquista online?), gli spazi insuffienti e inadatti, i cittadini con la mosca al naso e il sonno leggero, la televisione che cannibalizza gli eventi musicali infarcendoli di spot a più non posso, decisamente l'Italia è rimasta forse un paese di spaghetti, sì, ma di mandolino no di certo.

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mercoledì, 11 giugno 2008

LALLI "ALL'IMPROVVISO NELLA MIA STANZA" (2003)

Lalli "All'improvviso nella mia stanza"Ex componente dei Franti, Lalli (al secolo Marinella Ollino) è una delicata cantautrice piemontese (da poco dedicatasi anche al cinema) che dal 1998 ha intrapreso la carriera solista. Questo "All'improvviso nella mia stanza" è il terzo di questo suo nuovo corso artistico, un lavoro presentato in un classico digipack cartonato sul quale è assoluta protagonista la copertina che presenta uno scatto di Viola Berlanda. L'immagine è molto spontanea se vogliamo, con lo scorcio di una fermata d'autobus  dove Lalli (e una seconda figura) attendono impazienti l'arrivo del mezzo (classica la posa delle braccia conserte). Il bianco e nero inoltre rafforza la temperatura autunnale dell'ambientazione, sottolineata dall'abbigliamento delle due figure. Il packaging (curato graficamente da Paolo E. Forni)segue queste indicazioni sia per l'uso di una foglia sul dischetto del cd e anche per la presenza di diversi altri bellissimi scatti della Berlanda. Immagini molto naturali e poetiche che tramutano il booklet in un elegante album in bianco e nero.

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

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sabato, 07 giugno 2008

INTERVISTA A: C.F.F. E IL NOMADE VENERABILE di A. Buongiorno

CFF e il Nomade VenerabileAscolto musica emergente da diverso tempo. Embrioni e sperimentazioni profuse da ogni geografia nostrana, esperienze che col tempo hanno saputo perfezionarsi, migliorandosi di demo in demo, da singolo a singolo. Con i C.F.F. non è stato così, perché loro li ho conosciuti musicalmente che già erano grandi, con quel “Ghiaccio” che mi colpì tanto da pormi il dubbio se avessi davanti un gruppo di ragazzi o dei musicisti navigati della migliore scena rock nostrana. Non pensavo si potesse migliorare molto da quell’EP di grande qualità e invece la band pugliese riuscì con “Circostanze” a fare anche meglio rendendo la proposta creativa ulteriormente migliorata,cesellata, intrecciata in una scaletta ammaliante che esprimeva con ancor maggiore convinzione una padronanza tecnica e lessicale disarmante, radiosa ed emozionante. Come dissi a un mio collega, quella dei C.F.F. è “poesia elettrificata” … o “energia poetica” come disse lui. Ora, con un nuovo album all’orizzonte, ho deciso di dare voce ai C.F.F. per parlarci dell’evoluzione del loro progetto artistico che li rende (a mio modesto parere) una delle realtà più interessanti e cristalline della scena emergente nazionale.
 
BUONG: Prima di iniziare le interviste, mi piace far presentare ai musicisti stessi il proprio progetto artistico, proprio affinché siano gli artisti stessi a porsi in prima persona verso coloro che per la prima volta si affacciano al progetto. Quindi, volete presentare C.F.F. e il Nomade Venerabile? (suggerisco solo che sono certo che in molti si chiederanno “perché questo nome così curioso?”).
 
CFF: IL PROGETTO C.F.F. NASCE QUASI 10 ANNI FA CON L’INTENTO DI FARE MUSICA CAPACE PERO’ DI INTERAGIRE CON DIVERSE FORME D’ARTE: DALLA DANZA ALLA POESIA, ALLE ISTALLAZIONI VIDEO. IL NOME C.F.F. E’ L’ACRONIMO DI Concettuale (PERCHE’ PONIAMO MOLTA ATTENZIONE AI TESTI DELLE NOSTRE CANZONI), Fisico (PERCHE’ I NOSTRI LIVE SONO ACCOMPAGNATI DA VERE E PROPRIE PERFORMANCE DI UNA DANZATRICE PROFESSIONISTA) E Fastidio (PERCHE’ CERCHIAMO SEMPRE DI DESTABILIZZARE CON I SUONI, LE PAROLE E LE VISIONI, CHI ASSISTE AI NOSTRI CONCERTI). IL NOMADE VENERABILE, E’ INVECE UN PERSONAGGIO CHE HA FATTO PARTE DEL PROGETTO NEL PASSATO, AL QUALE ERA AFFIDATA LA REALIZZAZIONE DELLA COMPONENTE TEATRALE. ABBIAMO COMUNQUE VOLUTO MANTENERE QUESTO APPELLATIVO, QUASI FOSSE UNA SORTA DI CORDONE OMBELICALE CON LE NOSTRE RADICI.
 
BUONG: Voglio pensare che il vostro progetto, essendo educato alla sensibilità poetica, sia figlio anche di ispirazioni musicali e letterarie, quali pensate siano state le personalità che più vi hanno coinvolto e segnato nella vostra crescita e maturazione umana e artistica?
 
CFF: MUSICALMENTE SIAMO SICURAMENTE STATI ISPIRATI DA ARTISTI COME FRANCO BATTIATO, C.C.C.P., C.S.I., MASSIMO VOLUME, MOLTHENI, DIAFRAMMA, NADA, GIUNI RUSSO, ALICE, LE SONORITA’ANNI 80 IN GENERE. TESTUALMENTE CITIAMO Marco Mathieu (negazione), Franz Goria (Fluxus e Petrol), Emidio Clementi (Massimo Volume), Manuel Agnelli (Afterhours). i riferimenti più propriamente letterari spaziano DAl secondo decadentismo (con l'inetto sveviano in testa) Al mondo grottesco e alienante di Kafka, PASSANDO PER Tondelli, Benni, Baricco, PER figure di poeti come Salvatore Toma, Alda Merini e Antonia Pozzi... ma le influenze sono davvero tante...
 
BUONG: Quando ascoltai “Ghiaccio” scrissi una euforica recensione derivata dall’impatto emozionale che quell’EP ebbe con il sottoscritto. Seguì “Circostanze” che non fece altro che rafforzare la mia convinzione di avere a che fare con un gruppo dalle elevate qualità creative. Da quel disco è stato estratto come secondo singolo “In cima al nulla” che è stato accompagnato recentemente da un videoclip prodotto dalla Vertigo Imaging per la regia di Enzo Piglionica (lo stesso di “In supposta veritas” di Caparezza premiato come miglior dvd musicale al M.E.I. 2005). Come è nata e come si è sviluppata questa collaborazione e dove è stato girato il videoclip? Avete avuto modo di proporre idee e suggerimenti nella sceneggiatura dello stesso?
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CFF: LA COLLABORAZIONE CON IL REGISTA ENZO PIGLIONICA E’ NATA CONTESTUALMENTE AD UN CONCORSO AL QUALE ABBIAMO PARTECIPATO L’ANNO SCORSO: IL SILENO SOUTH CONTEST. IN QUELL’OCCASIONE, VINCEMMO IL PREMIO SPECIALE VERTIGO, CHE CONSISTEVA APPUNTO NELLA POSSIBILITA’ DI GIRARE UN VIDEOCLIP GRATUITO CON QUEST’ INNOVATIVA CASA DI PRODUZIONE. LA PARTE RELATIVA ALLA PERFORMANCE DEL GRUPPO E’ STATA GIRATA IN UNA VECCHIA FABBRICA ABBANDONATA DI VASCHE DA BAGNO, GLI ESTERNI, IN CUI E’ PRESENTE LA NOSTRA PERFORMER, ANNA MOSCATELLI, SONO STATI GIRATI NEL CENTRO DI BARI. RIGUARDO AL SOGGETTO DEL VIDEO, CI SIAMO AFFIDATI COMPLETAMENTE ALLE SUGGESTIONI CHE LA CANZONE HA GENERATO NEL REGISTA. LUI POI CI HA PROPOSTO VARIE IDEE E INSIEME ABBIAMO FOCALIZZATO LA PIU’ IDONEA ALLA REALIZZAZIONE…E DOBBIAMO DIRE CHE, VISTI I RISULTATI, PIGLIONICA HA DAVVERO CENTRATO IL SEGNO, TRADUCENDO PERFETTAMENTE IN IMMAGINE IL SENSO DI IN CIMA AL NULLA.
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BUONG: “In cima al nulla” chiude idealmente la parentesi di “Circostanze” in quanto siete al lavoro sul nuovo disco. Leggendo alcune note stampa mi ha incuriosito questo passaggio: “stanno portando la band ad esplorare territori molto stimolanti e a tratti imprevedibili”. La curiosità è tanta e quindi la domanda è d’obbligo: cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album dei CFF e il Nomade Venerabile?
 
CFF: BEH, FRANCAMENTE, SAREBBE STATO STERILE RIPROPORRE UN CIRCOSTANZE BIS, PER CUI, PUR NON RINUNCIANDO ALLA CIFRA STILISTICA DEL PROGETTO, STIAMO CERCANDO DI ESPLORARE MUSICALMENTE, ANCHE SOLUZIONI NON IMMEDIATAMENTE RICONDUCIBILI A NOI FINO AD ORA.
 
BUONG: Focalizzando sul processo creativo in sé di scrittura e composizione, ci sono artisti (come ad esempio erano i C.S.I.) che usavano comporre in maniera distaccata (anche in termini di location) testi e musiche, andando in un secondo momento a ricercare nelle note e nei versi quegli intrecci che portassero alla costruzione definitiva del brano. Voi come operate nel processo creativo? Come affrontate e in che modo la scrittura sonora e quella verbale?
 
CFF: CI RITROVIAMO MOLTO NEL MODO DI PROCEDERE, DA TE CITATO. ANCHE PER NOI SCRITTURA SONORA E VERBALE NASCONO SEPARATAMENTE. A VOLTE, ABBIAMO A DISPOSIZIONE PIU’ TESTI E MUSICHE, A PARTIRE DAI QUALI RINTRACCIAMO QUEL FIL ROUGE CHE CI FA CAPIRE “L’ACCOPPIATA” TESTO-MUSICA MIGLIORE.
 
BUONG: Quindi nonostante l’impegno nella stesura del nuovo disco, so che questa estate sarete protagonisti di un mini tour. L’aspetto live è sempre stato una caratteristica e un punto di forza del vostro progetto. Nell’aspetto visivo/teatrale dello show è protagonista Anna Moscatelli che è subentrata a Carmela Milano poco prima l’uscita di “Circostanze”. Come è nato l’incontro con Anna e come si sviluppa la creazione coreografica del suo apporto artistico nel vostro show? E’ coadiuvata da voi musicisti, in tal senso?
 
CFF: L’INCONTRO CON ANNA MOSCATELLI, E’ STATO INASPETTATO E MAGICO, OSEREMMO DIRE, E COME TALE HA LASCIATO IL SEGNO E CI HA SPIAZZATI. LEI E’ UNA DANZATRICE PROFESSIONISTA, LAVORA CON I PIU’ GRANDI COREOGRAFI DELLA DANZA CONTEMPORANEA ITALIANA E STRANIERA, PER CUI ABBIAMO TUTTO DA IMPARARE DA LEI. LE SUE CREAZIONI NASCONO IN STRETTA SINERGIA CON LA CANTANTE, ANNA MARIA STASI, ANCHE SE LA MOSCATELLI E’ BRAVISSIMA A COINVOLGERE NELLA SUA PERFORMANCE GLI STESSI MUSICISTI, DURANTE I LIVE.
 
BUONG: Penso a questo punto, che emerga chiaramente come il progetto C.F.F. esuli dalla sola sfera musicale andando ad abbracciare anche la danza, il teatro, la poesia e (perché no) la comunicazione. Il breve tour nel quale state per immergervi so che proporrà delle riletture sperimentali dei vostri vecchi brani, soprattutto rivestiti con le tonalità fluide dell’elettronica. C’è chi si butta nelle riletture acustiche e chi (come voi) punta a un linguaggio sonoro più corposo e variegato. Da cosa è derivata questa scelta? Qual è il brano che, rivisitato, vi ha stupito (e ci stupirà) maggiormente?
 
CFF: IN VERITA’ ANCHE NOI STIAMO PROVANDO RILETTURE ACUSTICHE!...SCHERZI A PARTE, ALCUNI DEI NUOVI BRANI HANNO LASCIATO SPAZIO ALLA CHITARRA ACUSTICA E QUINDI CI HANNO PORTATO A METTERE UN PO’ DA PARTE LA FENDER. RIGUARDO ALLE BASI ELETTRONICHE, DOBBIAMO DIRE CHE OVVIAMENTE SONO SOLO DELLE CORNICI AI BRANI E NON NE COSTITUISCONO LA STRUTTURA PORTANTE. ABBIAMO AVUTO LA VOGLIA E L’ESIGENZA DI “SVECCHIARE” UN PO’ IL REPERTORIO E DI SUONARLO IN UNA VESTE DIVERSA. NON CI SONO BRANI CHE IN FIN DEI CONTI SONO STATI TOTALMENTE STRAVOLTI. FORSE FIUMANI, POTREBBE SUONARE UN PO’ DIVERSA DALLA PRECEDENTE.
 
BUONG: Da Gioia del Colle avete illuminato con la vostra musica, alcuni dei festival più importanti d’Italia e d’Europa. Dove vogliono arrivare i C.F.F. e il Nomade Venerabile?
 
CFF: I C.F.F. VOGLIONO ARRIVARE A CREARE CANZONI DI QUALITA’ E A PROPORRE UNO SPETTACOLO LIVE CAPACE DI FAR EMOZIONARE, COMMUOVERE, RIFLETTERE, ANCHE ARRABBIARE, CHI ASCOLTA E GUARDA. PER NOI QUESTO E’ IL VERO TRAGUARDO CHE CHI FA ARTE DOVREBBE CERCARE DI PORSI. SEMPRE.
 
BUONG: Detto ciò, non mi resta che attendere fiducioso e impaziente il nuovo album cercando di ingannare l’attesa seguendovi nelle date estive … cosa per altro che consiglio a tutti i lettori, specie per chi vuole gustarsi della ottima Musica, lasciandosi coinvolgere visivamente ed emozionalmente. Concludendo, voglio personalmente augurare ai C.F.F. le più grandi soddisfazioni artistiche e sopratutto umane perchè ho avuto il piacere di conoscerli e oltre a grandi musicisti, posso tranquillamente asserire che sono anche grandi persone. E questo lo reputo un aspetto molto importante.
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©2008 Andrea Buongiorno per www.sulpalco.com
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sabato, 31 maggio 2008

TOOL "LATERALUS" (2001)

Tool "Lateralus"Il computer rappresenta in pieno l’avvio di questo terzo millennio e c’è una band americana che in molti legano a questa era tecnologica e futuristica; la band si chiama Tool ed è capitanata dal vocalist James Maynard-Keenan. Il gruppo in questione ha sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti della grafica e della produzione di videoclip, sono divenuti famosi infatti quelli per i brani “Schism” e “Stinkfist” con surreali e alieni personaggi di plastilina, animati in ambientazioni oscure. Tra le loro copertine vale la pena di menzionare lo splendido lavoro fatto per “Lateralus” (2001), il cui artwork porta le firme di Adam Jones e Mackie Osborne. La confezione è composta da due componenti: la custodia del cd e l’involucro che la contiene. Quest’ultimo è intermente realizzato in plastica nera con due aperture ai lati (per far entrare la confezione del CD) e alcune zone trasparenti (intorno al nome del gruppo e al titolo dell’album) che svelano la copertina sottostante. Sul retro sono stampati in argento i credits e i titoli dei brani, in una grafica simile a quella di piccoli componenti informatiche. Proprio questa confezione è il cuore del concept, attraendo per le sue ipnotiche trasparenze e per la sua forte carica innovativa. L’immagine di copertina mostra un uomo a mezzobusto del quale si vedono muscoli e cartilagini, avvolto in simboli e fantasie di richiamo orientale … questa illustrazione è opera di Alex Grey, il cinquantenne pittore americano che ha fatto di queste illustrazioni “anatomiche” il proprio marchio di fabbrica.

Tool "Lateralus"

La particolarità del libretto di “Lateralus” è che la copertina di Alex Grey non è stampata sulla prima pagina, in quanto è prodotta dalla sovrapposizione delle diverse pagine trasparenti del booklet, ognuna delle quali porta stampata una diversa immegine che sovrapposta alle altre genera (a libretto chiuso e osservato dalla copertina) l’immagine definitiva. La cover si sviluppa non sulla sola prima pagina ma coinvolge l’intero booklet rivoluzionando l’idea stessa di “copertina”. A destra vediamo proprio la copertina integrale formata dalle sovrapposizioni delle varie pagine, mentre in basso abbiamo due pagine interne del booklet che oltre a mostrarne la base trasparente, spiegano bene anche la composizione di due delle immagini interne che compongono la copertina definitiva. Il gioco di trasparenze si ripete anche sul retro della confezione (a destra), dove assistiamo a un’altra ipnosi cromatica virata in azzurro e che decora interamente sia la facciata che l’interno del retro cover (protetto dal piano che ospita il CD); anche in questo caso la base in plastica è trasparente.
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Tool "Lateralus"
 
Sul brano “Lateralus”  dobbiamo aprire una parentesi in proposito dei riferimenti tra disco e cover: sulla copertina è disegnata una spirale logaritmica legata alla sequenza dei numeri di Fibonacci, basata sulla serie matematica scoperta da quest'ultimo nel 1202 d.c. in cui ogni numero dopo il secondo è la somma dei due numeri precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21… le strofe del brano "Lateralus" sono sillabate in modo da ottenere esattamente la serie di Fibonacci: “Black (1) then (1) white are (2) all I see (3) in my infancy (5) red and yellow then came to be (8)” e così via… insomma un lavoro curatissimo e fantasioso, che rende questo disco memorabile sia per la componente sonora di eccelsa qualità che sia per quella grafica e visiva, una copertina davvero splendida e intrisa di significati che porta l’artwork in questione, al grande livello delle gimmick cover da LP degli anni 70. Una vera opera d’arte che appare quantomeno rara, visto che difficilmente le etichette discografiche sono disposte a investire in una copertina così elaborata. Con “Lateralus” assistiamo a uno dei migliori lavori creativi legati alla discografia, un capolavoro assoluto di creatività.
 
Tool "Lateralus"
 

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

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sabato, 24 maggio 2008

MARK LANEGAN BAND "HERE COMES THAT WEIRD CHILL" (2003)

Mark Lanegan "Here comes that weird chill"Eravamo abituati alla duplicazione di sgargianti volti pop della Marylin o del Mao di turno, invece i primi piani che campeggiano sulla copertina di questo disco di Mark Lanegan sono austeri, seri, malinconici. Il songrwriter americano (ex Screaming Trees) è divenuto famoso negli ambienti del rock grazie all'uso fumoso, rauco e caldo della propria voce; un artista che predilige molto le tonalità cupe, le emotività drammatiche e strette a passaggi vocali crepuscolari. Sotto questa ottica quindi, il packaging cartonato che ospita lo scatto di Maxi Del Camppo si cala perfettamente nelle atmosfere oscure dell'album che ospita tra gli altri Nick Oliveri e Joshua Homme con i quali Lanegan si legherà pochi mesi dopo per quel disco di grande successo dei Queens of the Stone Age che risponderà al titolo di "Songs for the deaf".

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

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giovedì, 22 maggio 2008

NUOVO VIDEO PER C.F.F. E IL NOMADE VENERABILE

CFF e il Nomade VenerabileIl videoclip di “In cima al nulla”, secondo singolo estratto dall’ultimo cd “Circostanze” (Otium Records), è stato ideato e prodotto dalla Vertigo Imaging di Enzo Piglionica, già al lavoro con gli Amor Fou per “Il periodo ipotetico” (brano tratto da “La stagione del cannibale”) e con Caparezza per “In supposta veritas”, premiato al M.E.I. 2005 come miglior dvd musicale. Questo il link per visionare il videoclip - CLICCA - ... intanto, dopo un’attività live intensissima e praticamente senza significative soluzioni di continuità, i C.F.F. e il Nomade Venerabile sono al lavoro in studio. Le nuove composizioni, a cominciare dall'art-rock in 3/8 di “L. ce l'ha fatta” o dal pianoforte lunare intrecciato a chitarre noise de “Il senso della rivolta”, stanno portando la band ad esplorare territori molto stimolanti e a tratti imprevedibili. Come pazienti e premurosi artigiani, i C.F.F. e il Nomade Venerabile stanno dunque costruendo senza scadenze il nuovo lavoro. E’ in programma un breve tour estivo in cui verranno presentate alcune novità, tra le quali le sperimentazioni elettroniche che stanno donando nuove sfumature ai vecchi brani. Attualmente sono confermate due date: quella di sabato 05 luglio a Ugento (LE), ospiti del “Premio Mauro Carratta” con il brano “Fiumani” (www.premiomaurocarratta.it) e quella di venerdì 18 luglio a Bari presso il Castello Svevo, ospiti della terza edizione del “Festival Aqua Vitae” insieme ai Petrol. Inoltre vi segnalo il sito ufficiale della band all'indirizzo www.cffeilnomadevenrabile.com

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sabato, 10 maggio 2008

NINE INCH NAILS "THE SLIP" (2008)

Nine Inch Nails "The slip"Trent Reznor, leader dei Nine Inch Nails, ha sempre votato la sua creatività verso direzioni musicali austere, acide e massicce facendo ampio uso di computer e sintetizzatori partendo sempre da una solida base elettrificata. Questo "The slip" propone il noto stile della band americana offrendosi al pubblico con una grafica ipnotica, secca e crepuscolare affidata a Amy Hall che ha lavorato sulle indicazioni dello stesso Reznor e Rob Sheridan. La copertina enigmatica mostra una bianca mano che si aggrappa al braccio di una figura umana, entrambe sembrano eteree come ectoplasmi e all'altezza del viso una robusta banda rossa va a coprire il viso tagliando in due l'illustrazione di fronte. All'interno il booklet (in basso vedete due pagine) propone una serie di illustrazioni geometriche pulite, precise e simmetriche disturbate da scarabocchi e segni a penna sovrapposti a mano, mantenendo sempre vivi i colori nero, rosso e grigio. Nel suo complesso la grafica di "The slip" risulta davvero singolare e in sintonia con i suoni glaciali, serrati e artificiali del disco.

Nine Inch Nails "The slip"

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

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giovedì, 08 maggio 2008

GIU' LE MANI DA SANREMO di Elio

Allora, ricapitolando, del Festival di Sanremo o San Remo non frega niente a nessuno, gli ascolti sono crollati, le canzoni facevano schifo e il festival va cancellato; però dovunque vada, salumiere, internet, radio, giornali, continuo a sentir parlare del festival; per cui adesso ne parlo un pò anch'io.  A me il festival piace a prescindere; mi piaceva anche negli anni bui quando c'erano i Collage e gli Homo Sapiens e tutti cantavano in play back, figuriamoci adesso che con la scusa del dopofestival mi danno il pass per andarmi a vedere le prove e parlare con Little Tony! Quindi il mio parere è sicuramente di parte, l' arringa della difesa. Immaginatevi un giovane Lucio Battisti ad Amici di Maria De Filippi. L'avrebbero massacrato per l' intonazione. Oppure Tricarico a X Factor. A me X Factor piace molto ma non ho dubbi che Tricarico l'avrebbero trattato come il metallaro o il tarantolato, cioè come una macchietta, quando invece è a detta di tutti uno dei migliori artisti in circolazione attualmente. Il festival negli anni ha sempre ricevuto critiche, è lo sport nazionale ma è l unica manifestazione che riesce a sottoporre all'attenzione del pubblico in maniera efficace gli artisti italiani più interessanti. Ad esempio Vasco Rossi, il più trasgressivo, il concorrente più improbabile, ha utilizzato il palco dell'Ariston per arrivare alla notorietà e la sua esibizione viene giustamente ricordata accanto a quelle più importanti. Modugno, Armstrong, Battisti... Il festival è tradizione. In Italia, Paese noto nel mondo per l'autolesionismo c'è un particolare gusto a farci invadere da modelli stranieri che alla lunga si rivelano meno validi di ciò che già abbiamo in casa. Per fare un esempio pratico non sopporto Halloween, non abbiamo niente da spartire con Halloween, non so cosa voglia dire Halloween, perché devo aprire la porta ai bambini, povere vittime innocenti, che mi dicono dolcetto o scherzetto solo perché l'hanno visto fare alla tv? Bambini, c'è già il carnevale che funziona benissimo, andate, non c'è nessun bisogno di essere colonizzati anche nelle feste. Ci hanno insegnato che i film italiani erano brutti poi vedi Tarantino e Scorsese che nelle interviste citano i film italiani come fonte di ispirazione. Detto tutto questo, ipotizzando di eliminare il festival cosa ci metteremmo al suo posto? Un altro format (bleah) che arriva dall'America o dall'Olanda? Io dico che il festival è la nostra storia e va solo migliorato. Bello o brutto è una creatura tutta italiana. Errori se ne sono fatti tanti ma l'errore principale è quello di giudicare la bontà di una trasmissione solo dagli ascolti che riesce a realizzare. Concludendo signori della corte io dico che non solo non va cancellato ma va trasformato in festa nazionale con contestuale chiusura delle scuole! E poi scusate adesso che finalmente riusciamo a presentare il dopofestival mi cancellate il festival? Dovrete passare sul mio cadavere. (Articolo tratto dal mensile Max)

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domenica, 04 maggio 2008

GINEVRA DI MARCO "DISINCANTO" (2005)

Ginevra Di Marco "Disincanto"Artista delicata proveniente dall'esperienza CSI, Ginevra Di Marco con "Disincanto" partorisce il secondo album solista dopo diversi anni dal primo. Il disco in questione al di là della presenza di bei brani a metà tra rock e musica popolare, incuriosisce per la grafica curata da Tylerdarten che nel packaging cartonato deve organizzare con equilibrio di tonalità bianche e nere, i disegni e le illustrazioni del bravo Luca Matti (per altro citato come ideatore del booklet). Infatti a parte la presenza fotografica della Di Marco in copertina e in una aletta interna del digipack, il resto del booklet è interamente illustrato con matite e carboncino. Non solo disegni ma anche i testi dei diversi brani vengono scritti (disegnati?) a mano con una modalità confusionaria ma equilibrata che li porta a riempire gli spazi, infilarsi nelle cavità, avvolgere le figure. Il risultato è davvero interessante proprio perchè la ricerca specifica e attenta sul senso delle illustrazioni si scontra con il tratto appena abbozzato, scarabocchiato, macchiato e sporco delle illustrazioni stesse. A seguire trovate una foto che illustra parte del packaging; la copia in questione è la mia personale autografata da Ginevra Di Marco e dalla band.

Ginevra Di Marco "Disincanto"

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

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lunedì, 28 aprile 2008

INTERVISTA A: PATRIZIO SQUEGLIA di A.Buongiorno

Patrizio SquegliaBUONG: Ciao Patrizio, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità data per questa intervista. I copertinisti, salvo rari casi, non hanno molta visibilità mediatica e quindi vorrei chiederti di presentarti brevemente, citando magari la tua formazione e come è avvenuto il tuo incontro con il mondo della musica.

 

SQUEGLIA: Cominciamo col dire che sono un uomo napoletano che vive a Milano, giusto per parafrasare una splendida song di mister pungiglione. Ho studiato al liceo Aristico, per seguire con Scenografia all’Accademia delle Belle Arti della città partenopea, quindi niente studi di grafica specifica e niente master di specializzazioni a seguito. Mi ritrovo a fare questo mestiere solo perchè ossessionato dalla musica fin  da piccolo, nulla di più. I miei genitori non sono musicisti, i mie fratelli neanche e nessuno mai in famiglia ha strimpellato un mandolino, eppure io sono uscito fuori con questa fissa a tal punto che quando ero alle lezioni di “Ornato” al liceo spesso proponevo di creare copertine di dischi piuttosto che manifesti per ipotetici tour delle band più famose... un mistero che tutt’ora non mi spiego, ma figo però. L’incontro con l’industria discografica fu un vero caso ed in “tenera età”, penso tra i 18 e 19 anni. Tutto nacque dalla richiesta di un mio carissimo amico che mi chiese di occuparmi della copertina del suo esordio su vinile, anche perchè nel nostro giro ero l’unico che sapeva tenere in mano una matita... Da quel giorno ho imparato tutto da solo: tecnica, misure, formati, produzione, stampa, trucchi, ogni cosa. A volte fingevo di sapere, pur di riuscire a fare qualche lavoro e farmi un po di spazio nella mischia. Anche se avevo già fatto qualche copertina direi che il vero primo lavoro ad hoc mi capitò nel 1989 quando fui assunto dall’etichetta indipendente Flying Records per la quale realizzai tutto da zero, dall’immagine coordinata della stessa azienda alla creatività per tutti gli artisti, tra questi: Articolo 31, 99 Posse, Blast, all’epoca un poco conosciuto Moby e tanti altri ancora. Sempre per la Flying realizzai il logo UMM e tutto quello che ne seguì, abbigliamento compreso. Credo ancora oggi l’etichetta underground italiana di quegli anni più famosa nel mondo. A grandi linee direi che ho cominciato così.

 

BUONG: In questi giorni è nei negozi di dischi “Piccola faccia” il nuovo lavoro di Cristina Donà che porta la tua firma per ciò che ne concerne la grafica. Con la cantautrice tu avevi già collaborato per  “La quinta stagione” ma per questo nuovo album è stato notevole l’apporto di Cristina che ha firmato i tanti disegni presenti nel booklet. Come è nata e come è stata sviluppata l’idea grafica di “Piccola faccia”? E come è stato collaborare graficamente con Cristina?

 

SQUEGLIA: Lavorare con Cristina Donà è sempre molto piacevole per un semplice motivo, il suo carattere, il suo modo di esprimersi, di contestare, di apprezzare sono esattamente come la sua musica, leggera ma sottilmente tosta nella comunicazione verbale. Abbiamo parlato un bel po su questo nuovo progetto, lei lo descrisse con cura, mi anticipò delle tracce per farmi entrare nel modo giusto e poi mi spiegò che aveva quest’idea dei disegni, una sua vecchia passione che stava riscoprendo. Quindi il concept di copertina appartiene a lei, io l’ho enfatizzato usando gli sfondi di carta bagnata sui quali si stendono i suoi disegni, i font con effetto china che lo rendono meno digital. Questi accorgimenti hanno dato calore alle opere di Cristina, cercando in qualche modo di smorzare la freddezza di un booklet CD. Certo, sarebbe stato bello se avessimo potuto optare per una carta martella o acquerello, ma il mercato discografico in questo momento non può permettersi spese extra e quindi bisogna sapersi accontentare. La scelta di quale faccia usare sul front cover direi che non è stata una passeggiata, ci sono voluti circa una ventina di test prima di arrivare alla soluzione che vedi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta... sperando che sia gradita ovviamente.

 

BUONG: Quali sono i programmi informatici che usi per i tuoi lavori creativi? Usi solitamente per i tuoi lavori delle fonti di ispirazione come riviste, modellini, film, ecc…?

 

SQUEGLIA: Inutile dire che il mio è un ambiente Mac, i programmi che uso sono i soliti, Photoshop in primis, Xpress, Illustrator, Freehand, fino all’avvento delle ultime versioni del system  X usavo spesso Ultimate Knockout per lo scontorno di precisione, un programma/plug in per photoshop veramente eccellente, purtroppo dopo un po di anni non c’è stato nessun aggiornamento per cui  è morto del tutto. Il mio punto di riferimento da sempre è lo stile inglese, sono sempre stato attratto dai toni terra, dal mood melanconico, dall’immagine vagamente psychedelica, forse anche condizionato dal mio gusto musicale sempre UK oriented. Non amo molto lavorare con l’utilizzo forte del colore ma lo apprezzo se fatto da altri con maestria. In virtù di questo mio modo di vedere le cose direi che mi sveno, nel vero senso della parola, mensilmente nelle grandi edicole milanesi a caccia di magazine sia di musica, fotografia e moda a carattere internazionale, ne cito qualcuno: MOJO (per la musica), NUKE e GRAFIK (per fotografia e grafica), WONDERLAND (per la moda).

 

BUONG: La storia musicale deve anche ai copertinisti l’affermarsi di artisti e movimenti, che attraverso copertine, locandine e loghi hanno potuto promuoversi e resistere nel tempo. C’è un copertinista di cui apprezzi maggiormente l’opera?

 

SQUEGLIA: Posso citarne due? Il primo è Oliver Vaughan, io lo chiamo il Maestro, colui che ha segnato in maniera indelebile tutta l’immagine della mitica 4AD e consociate. Ha firmato progetti come Cocteau Twins, Lush, Pixies e tanti altri ancora. Un mix di fotografia intensa, scansioni 3D e font insoliti e retro, non direi perfetto, di più. Un’opera di Oliver la si riconosce tra mille, ha uno stile ed un gusto senza eguali, per me veramente il top.  Il secondo artista è Mark Farrow, poliedrico creativo che spazia dalla musica alla pubblicità per arredo con molta disinvoltura ma con uno stile minimal geniale. Una sua copertina per tutte: Suburbia dei Pet Shop Boys. Per loro Mark ha seguito dalla A alla Z compreso le recenti pubblicazioni. Direi che a prescindere se il duo possa piacere oppure no musicalmente c’è da ammettere che il gusto artistico definito da Mark per le loro copertine è assolutamente indiscutibile.

 

BUONG: Restando in tema musicale, Patrizio Squeglia è un ascoltatore assiduo di musica? Quali sono i generi o i musicisti che più gradisci? Usi l’accompagnamento della musica mentre lavori?

 

SQUEGLIA: Patrizio Squeglia è anche un DJ, ebbene si... non sono certo noto come Claudio Coccoluto (caro amico), anzi,  ma qualche soddisfazione me la sono presa anche io per quanto riguarda quest’attività. Cominciai a mettere la musica molto giovane per gioco nel 1980 in un piccolo club punk a Napoli e un po alla volta sono arrivato a suonare anche al mitico Warsow di Miami. La musica, come ti dicevo all’inzio, mi ha un po intrippato fin da piccolo, forse perchè sono stato molto influenzato da alcuni cugini molto più grandi di me che vedevo spesso. Difatti la mia adolescenza musicale non è passata tra le canzoncine dello Zecchino d’oro oppure Ufo Robot ma bensì tra un Dark Side Of The Moon, un Heroes piuttosto che una Sex Machine... Quindi mi sono ritrovato a 13 anni a comprare il mio primo LP, Trans Europe Express dei Kraftwerk. Ti lascio immaginare la faccia dei miei coetanei quando gli proponevo di ascoltarlo insieme. Ovviamente questa situazione si è evoluta nel momento in cui sono cominciato a crescere, portandomi sempre ad essere prima di tutto molto curioso verso le nuove proposte, però proprio perchè arrivavo con un background non proprio easy ho sempre evitato la banalità sonora. Oggi in generale prediligo il suono della nuova scena elettronica che spazia dalle aree di Craig Armstrong per finire ai grooves ipnotici di Lindstrom e Prins Thomas. L’elettronica è un sound che mi ha sempre affascinato, credo di possedere nella mia discografia dei vecchi dischi minori veramente geniali, creati in tempi non sospetti. Ho seguito negli anni e continuo a farlo, l’evoluzione più interessante del rock e dintorni, come Radiohead piuttosto che Limpbizkit, per prendere due suoni opposti, in Italia gli Epo ed i Linea77. Per finire, la musica nella mia vita si ferma quando dormo.

 

BUONG: Concludendo vorrei chiederti quali consigli hai da dare a quei giovani creativi che vogliono intraprendere una carriera grafica in campo discografico.

 

SQUEGLIA: Una bella domadona da 1 milione di euro direi questa qui. Visto come va l’andazzo con la crisi del mercato discografico la prima cosa che mi verrebbe da suggerire è “ragazzi miei scappate da questo indirizzo”, ma non voglio essere pessimista, possibile che il pianeta terra abbia deciso di far morire la musica oppure di vivere solo di repertorio da catalogo? Non ci credo dai, prima o poi qualcuno darà un colpo di testa e ricominciamo da capo, certo senza CD come supporto, questo è chiaro, ma in qualche modo si farà. La cosa che posso suggerire è questa: osate, osate e osate ancora, non  siate mai piatti e  scontati, anche se l’artista non vi ispira del tutto. Non cadete in soluzioni banali e scontate come spesso tanti discografici italiani richiedono. Una copertina vincente aiuta molto il prodotto sopratutto se l’artista è al suo esordio. Creare un’immagine che si distingue ed attrae tra mille è quello che dovete saper fare e per fare questo la copertina vi deve appartenere nell’anima, perchè l’opera è firmata dall’artista ma l’immagine è come la vostra pelle che riveste il supporto.  Good Luck!

 

BUONG: Patrizio non posso che condividere la tua chiusura di questa bella intervista. Personalmente ti ringrazio per la disponibilità e cortesia dimostrata nei riguardi miei e del mio blog. Da parte del sottoscritto un augurio a te per sempre maggiori fortune professionali e un invito a tutti i lettori di visitare il tuo sito web:

www.yoursmile.it

(©2008 Articolo di Andrea Buongiorno)

postato da: Buong1980 alle ore 11:50 | Permalink | commenti
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