NOMADI "ALLO SPECCHIO" (2009)
Nel mondo della musica dagli anni sessanta, le copertine dei Nomadi hanno segnato per intere generazioni ricordi e spaccati della società e della evoluzione della stessa. Chi da qualche anno si occupa del packaging dei loro dischi è un creativo interno alla band: il batterista Daniele Campani. Molto sobrio nelle sue creazioni, Campani sfrutta poco le potenzialità della grafica computerizzata limitandosi a creatività semplici e con pochi effetti. Nel caso di "Allo specchio" un bruttino collage in bianco e nero posto sul retro packaging non intacca l'interesse verso una copertina gradevole (opera di Elena Bombardelli) nella quale prendendo spunto dal titolo del disco, due mani vanno a toccarsi come riflesse in uno specchio. Il taglio dell'illustrazione, i colori e il distacco dal rosso del nome della band rende di facile lettura e memorizzazione l'intera cover che risulta essere una delle più interessanti della recente discografia dei Nomadi. Nonostante questo, trovo purtroppo amatoriale l'applicazione dei ritriti effetti di riflesso per quanto riguarda il titolo del disco e il nome del gruppo, che con quel bell'effetto rosso lavico poteva vivere di spessore proprio anche senza l'applicazione degli effetti sopra citati (che si rifanno sì al nome dell'album ma che risultano essere una banale sottolineatura di un concetto già molto bene espresso dalla sola illustrazione).
In merito alla copertina del disco, Daniele Campani asserisce sul sito ufficiale dei Nomadi: "Perchè ho scelto il quadro di Elena per la copertina? Ho fatto diverse proposte e tutti i Nomadi erano d'accordo sul questo quadro perchè molto espressivo... A me/noi non piace molto dare spiegazioni di quello che facciamo... Comunque il concetto della canzone è che i cambiamenti del mondo, in meglio od in peggio, stanno nei nostri gesti quotidiani. Stanno insomma nelle nostre mani e l'invito è quello, perlomeno, del rendersene conto. La mano dunque ... La mano è veramente lo strumento che ha "disegnato" la storia dell'uomo. Con il gesto della mano si è deciso il tempo di guerra o il tempo di pace. Penso che le mani abbiano una alta carica emotiva ed espressiva. E penso alle posizioni delle mani come strumento di influenza, appunto, dei destini del mondo. Posizione schiaffo, carezza, pugno come simbolo dell'agire o come simbolo vero e proprio. Pensa al pugno chiuso delle lotte operaie e diventato simbolo di regimi comunisti... o alla mano tesa di origine romana fatta propria dai regimi nazifascisti... Mi stò dilungando, ma un ultima cosa. La mano nel contesto dello specchio esprime anche altro per me... Lo colgo come un momento di solitudine, che di per sè non reputo ne negativo ne positivo ma che esprime la ricerca di un contatto impossibile . Morale: la trovo una immagine molto "contemporanea" ed inserito bene nel contesto di quanto stiamo andando a raccontare nei nostri dischi ultimamente ... Scusatemi delle chiacchiere ...".
(©2009 Articolo di Andrea Buongiorno)